Capitolo 18
lavorazione appese sopra la testa del divano, ed i posti furono coperti con la buona stoffa di vari colori, faticare-fini dai primo apparire. Bella paglia stuoie posarono sul pavimento, e pentole di piante, riempendo la piccola stanza con fragranza, stette in piedi sulla finestra-davanzale ed in un angolo della stanza dove un statuetta di creta del Buon Pastore guardò in giù su una pregare-scrivania. La porta aveva chiuso appena dietro a loro quando Perpetua esclamò: "Ma bambino, come Lei mi spaventò! A così in ritardo un'ora!" "Io sentii io devo venire", Paula detto. Io non potrei contenermi più." "Cosa, lacera?" sighed la donna, e lei i propri brillanti piccoli occhi brillarono attraverso l'umidità. "Anima povera, quello che ora è accaduto?" Lei andò su dalla giovane ragazza a lisciare i suoi capelli, ma Paula rivestì di vimini in le sue braccio, clung appassionatamente rotondo il suo collo, e scoppia in rumore e pianto amaro. La piccola matrona le permise di piangere per un tempo; poi lei si rilasciato, ed asciugò via suo proprio lacera e quelli di lei alto caro che era precipitato su lei liscia capelli grigi. Lei prese il mento di Paula in una mano fissa e girò la sua faccia verso lei proprio, dicendo dolcemente ma chiaramente: "Là, quello è abbastanza. È probabile che Lei pianga ed accoglierebbe cordialmente, per lui agi il cuore, ma che è in ritardo. È esso la vecchia storia: casa- malattia, seccature e così avanti, o c'è qualsiasi cosa nuovo?" "Ahimè, davvero!" risposto la ragazza. Lei pigiò il suo fazzoletto in lei mani come lei seguì con veemenza eccitata: "Io sono nell'ultima estremità, Io non posso sopportarlo più, io non posso--io non posso! Io non sono più un bambino, e quando di sera Lei temè la notte e di mattina tema il giorno quale deve essere così disgraziato, così improvvisamente insopportabile. . . ." "Poi Lei dà ascolto ragionare, il mio caro e dice a Lei quello di due evils è saggio per scegliere i minore. Lei deve sentirmi ancora una volta dire
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