Capitolo 36
Anche, questa era una donna. Profondamente assorbito nei suoi propri pensieri, lei stava estendendo anche le sue braccio verso la statua di Nemesis. Hermon li seppe ambo. Per prima lui immaginò che la sua immaginazione eccitata stava mostrandolo un illusione minacciosa. Ma no! La figura eretta era Ledscha, l'acquattandosi Gula, la moglie del marinaio di chi bambino che lui aveva liberato dalle fiamme, e che era stato recentemente espella da suo marito. "Ledscha!" scappato i suoi labbra in un tono mormorato, e lui involontariamente estese le sue mani verso lei come lei stava facendo verso la dea. Ma lei non sembrò sentirlo, e l'altra donna trattenne anche il stesso atteggiamento, come se è tagliato da pietra. Poi lui chiamò il nome supplicante tono forte, ed il prossimo istante ancora più rumorosamente; ed ora lei girò, e, nella luce debole del poco splenda, mostrò il marvellously contorni nobili del suo profilo. Lui chiamato di nuovo, e questa durata Ledscha sentì agognando angosciato in suo profondo toni; ma loro sembrarono avere perso sulla loro influenza lei, per lei i grandi occhi scuri guardarono fisso così repellentemente ed austeramente a lui che un raffreddore tremore funzionò in giù la sua spina dorsale. Penzolandosi dal suo cavallo, lui salì i passi del tempio, e nei toni più teneri al suo comando esclamati: "Ledscha! Severamente come Io L'ho offeso, Ledscha--oh, non dica di no! Mi sentirà?" "No!" lei rispose fermamente, e, prima che lui potesse parlare, continuò: "Questo luogo è eletto malato per un'altra riunione! La Sua presenza è odiosa a me! Non mi disturbi più da molto un momento!" "Come Lei comandi", lui cominciò esitantemente; ma lei interruppe rapidamente con la domanda, Lei viene da Pelusium, e è Lei andando direttamente casa?" "Io non tenni conto del temporale su conto della malattia" di Myrtilus, lui rispose quietamente, "e se Lei l'esige, io subito ritornerò a casa; ma prima l'impedimento io faccio una più implorazione che accomoderà anche ai dei."
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