Capitolo 48
"Poi", Hermon sospeso, "l'adoratore dovrebbe ringraziare lo scultore; per non è esso più proficuo a lui per essere incoraggiato dalla statua a emuli le virtù umane cui incarnazione riuscita lo mostra che sforzarsi per l'aiuto del botchwork di mani umane che possiedono come molto o come piccolo potere come il legno, oro, ed avorio che lo compongono? Se l'adoratore non piace alla statua, ma alla dea, Io temo che sarà nessuno meno futile. Quindi io lo considererò nessuna macchia se Lei vede nel mio Demeter una donna mortale, e niente dea; no, riconcilia io in del grado al suo weaknesses al quale io da nessuno mezzi chiudo mio occhi. Io, anche--io lo confesso--spesso il tatto un grande desiderio di dare il potere dell'immaginazione il più grande dramma, ed io conosco le divinità in chi io ho fede perduta così come alcuno uno; per io, anche ero una volta un bambino, e poco hanno mai pregò più ferventemente a loro, ma con l'impulso in aumento verso la libertà la percezione venne: Non ci sono dei, e chiunque inarca al potere dell'immortals lui fa un schiavo. Quindi quello che io bandii dalla vita io rimuoverò anche da arte, e modello nulla che non poteva mi soddisfi a-giorno o a-domani." "Poi, come un uomo onesto, si astenga insieme dal fare statue del dei", sospeso il suo amico. "Quell'era tempo fa la mia intenzione, come Lei è consapevole", gli altri risposero. "Lei non poteva commettere un peggiore furto su Lei", Myrtilus pianto. "Io La so; no, forse io vedo più lontano nella Sua anima che Lei Lei. Da catene ingegnose Lei costringe l'intelletto alato e possente a contentare esso all'interno del mondo stretto della realtà. Ma il tempo quando Lei vuole Lei lacera le obbligazioni e trova la divinità che Lei ha perso, verrà, e poi, col Suo potere possente ancora una volta libero, Lei vuole di più outstrip di noi, ed io anche se io vivo vederlo." Poi lui pigiò la sua mano sul suo torace battito e camminò lentamente al divano; ma Hermon seguì, l'aiutò a giacere in giù, e con affettuoso
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