Capitolo 47
chimera che cambia che si presenta differentemente ad ogni mente." "Ancora, se dovesse essere una chimera, è in ogni caso un sublime," Myrtilus protestò, "e chiunque fra noi artisti vagano attraverso Natura con occhi aperti e cuore, e poi esamina la sua propria anima, lo troverà valore mentre tentare di dare la sua forma ideale." "Qualunque cosa mescola il mio seno durante tali passeggiate, a meno che ne è essere umano ed insolito, io vado via al poeta", Hermon risposto. "Io dovrei essere soddisfatto col Demeter quello, e Lei, anche probabilmente, se--completamente separatamente da quello--io ero riuscito solamente pienamente e completamente nel farla un individuale--ovvero, un chiaramente delineò, la personalità distinta. Questo, Lei mi ha detto spesso, è solo dove io ho successo. Ma qui, Io ammetto, io sono confuso. Demeter si librò di fronte a me come un distributore gentile di buoni regali, una moglie fedele, amorosa. La testa di Daphne esprime questo; ma in modellatura il corpo io persi avvisti della creazione intera. Mentre, per citi un esempio, nel mio fico-mangiatore, ogni dito del piede, ogni scarto dello stracciato indumenti, appartiene al birichino stradale che io desiderai rappresentare, nella dea che tutto è venuto per caso come il modello lo suggerì, e Lei sa che io usai molto. Aveva il Demeter da testa a piede Daphne assomigliato a che così molto ha in comune con la nostra dea la statua sarebbe stato armonioso, completi, e Lei forse sarebbe stato il primo ad ammetterlo." "Da nessuno mezzi", Myrtilus interruppe impazientemente. "Quello che le nostre statue del dei sono noi due sanno meglio: un blocco di legno, coperto con oro e fogli di avorio. Ma a tens di migliaia la statua della divinità deve essere molto più. Quando loro elevano i loro cuori, occhi mani a lui in preghiera, loro devono essere posseduti dall'idea sulla divinità che c'animò mentre creandolo, e con cui noi, come sia, lo permeò. Se mostra loro solamente una donna dotò di qualità lodevoli--"
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