Capitolo 9
ieri pomeriggio fino ad un'ora o due da allora. Romanus mi rubò anche di il mio sonno, e mi tenne in presenza fino al mattino aveva messo. Comunque, Io persi ma poco da quello, per io non potessi chiudere i miei occhi coltivano loro L'aveva visto! Questa mattina io ero di nuovo di servizio, e raramente ha io cavalcato alla fronte con tale riluttanza. Dopo quell'io fui differito da vari dettagli; anche sul mio modo qui--ma per quell'io non posso essere spiacente per mi diede questa opportunità di trovarLa da solo. Tutti a che io ora chiedo sono che noi può rimanere così, per tale momento non è probabile essere ripetuto.--Là, Io sentii una porta. . ." "Entri nel giardino", Gorgo pianto, firmando a lui per seguirla. "Il mio cuore è pieno come il Suo. In giù dal serbatoio sotto i vecchi in Oriente --noi saremo quietest là." Sotto l'ombra densa degli alberi centenari una panca grezzo-tagliata era che loro loro avevano fatto prima anni; là Gorgo si fece sedere, ma il suo compagno rimase stando in piedi. "Sì!" lui esclamò. "Qui--qui Lei deve sentirmi! Qui dove noi abbiamo stato insieme così felice!" "Così felice!" lei echeggiò leggermente, "Ed ora", lui seguì, "noi siamo insieme ancora una volta. I miei batticuori selvaggiamente, Gorgo; è bene che questa corazza lo contiene digiuno, per io sento come se scoppierebbe con speranza e la gratitudine." "Gratitudine?" Gorgo detto, guardando in giù. "Sì, la gratitudine--cambio di rotta, gratitudine appassionata e fervente! Cosa Lei ha mi dato, quello che un vantaggio inestimabile, Lei Lei non sa proprio; ma no imperatore potrebbe ricompensare amore e la fedeltà più prodigamente che Lei ha fatto-- Lei, la cura e la consolazione, il dolore e la gioia di vita mia! Mio madre mi disse--era la prima cosa lei pensò di--come Lei versa ferite lacere del dolore sul suo petto quando il rapporto falso della mia morte giunse a casa. Quelle ferite lacere precipitarono come rugiada di mattina sulle speranze che chinano nel mio cuore, loro
| <- | Contents | -> |