Capitolo 28
lo punto, e quando lo schiacciamento la portò in contatto con la corona- portatore lui la ficca esclamando via: "Via la donna! Non mi tocchi, uovo di Satana attrezzo del cattivo! o io La calcherà sotto piede!" Ritirata era stata impossibile come il progresso, ed ore lunghe andarono da che a lei sembrò come giorni; ancora lei non sentì fatica, solamente allarme e disgusti, e, più di qualsiasi cosa altro, un desiderio ardente di arrivare il Il palazzo di Vescovo e prende consiglio di un prete. Era da molto mezzogiorno passato quando una diversione ebbe luogo che servì in ogni caso ad interessare e divertire il bambino piangente. Sulla piattaforma sopra della via d'accesso Cynegius venne avanti--Cynegius, il Il delegato di imperatore; un uomo forte di altezza media, con un tondo accorto testa e la faccia di un avvocato. Dignitari statali, Consoli e Prefetti avevano, a questa data, cessò portare il costume che aveva marcato i patrizi di vecchia Roma--una toga di lana che è precipitata in largo e dignitoso piega da le spalle; un accappatoio lungo, chiudere-appropriato aveva avuto il suo luogo, di imporpori broccato di seta con fiori di oro. Sulla spalla dell'inviato il distintivo arse degli ufficiali più alti, un ornamento cruciforme di un particolarmente spesso e tessuto costoso. Lui salutò la folla con un arco condiscendente, un araldo soffiato tre colpi di vento sulla tuba, e poi Cynegius, con un'onda della sua mano presentato il suo segretario privato che stette vicino al suo lato, e che subito aperto un rotolo lui contenne e gridò alla cima di una voce sonora: "Silenzio nel nome di Cesare!" La tromba suonò poi per la quarta volta, e fa tacere così completo precipiti sulla piazza affollata che i cavalli della guardia montata davanti della casa del Prefetto sbuffando e masticando rumorosamente potrebbero essere sentiti. "Nel nome" di Cesare, ripetè l'ufficiale per che era stato selezionato il il dovere di leggere la comunicazione Imperiale. Cynegius stesso volse la testa,
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