Capitolo 20
ama io ma Iambe." "Ma io so di uno che ama ogni uno con un amore divino ed uguale," Paulus sospeso. "Io non gradirei tale uno", Sirona risposto. "Iambe segue nessuno ma me; cosa buono inscatoli un amore mi fa che io devo dividere con tutto il mondo! Ma Lei intende il Dio crucifisso dei Cristiano? Lui è buono e pietoso, così dice Dorothea Dama; ma lui è morto--io non posso vederlo, né lo senta, e, certamente, io non posso desiderare ardentemente uno che solamente mi mostra la grazia. Io voglio uno a chi io posso contare per qualche cosa, ed a cui la vita e felicità io sono indispensabile." Un brivido appena percettibile entusiasmò attraverso l'Alexandrian come lei parlato queste parole, e lui pensò, come lui gettò uno sguardo alla sua faccia e figura con un'espressione mescolata di rammarico e l'ammirazione, "Satana, prima che lui precipiti, era il più equo fra gli spiriti puri, e lui ancora ha sul potere questa donna. Lei ancora è lontano dall'essere maturo per la salvezza, ed ancora lei ha un cuore gentile, ed anche se lei ha errato, lei non è persa." Gli occhi di Sirona avevano soddisfatto il suo, e lei disse con un sospiro, "Lei guarda a me così compassionevolmente--se solamente Iambe fosse bene, e se io riuscissi nell'arrivare Alessandria, il mio destino forse prenderebbe una svolta per il meglio." Paulus era sorto mentre lei parlò, ed aveva preso la pentola dal focolare; lui ora lo propose al suo ospite, mentre dicendo: "Per il presente noi avremo fiducia a questo brodo per compensare a Lei per il delizie del capitale; Io sono contento che Lei lo condisce. Ma ora mi dice, L'abbia seriamente considerato che pericolo può minacciare un bello, giovane, ed indifesa donna nella cattiva città dei greci? Lo non sia migliore che Lei dovrebbe sottoporre alle conseguenze della Sua colpa, e ritorna a Phoebicius, a chi Lei appartiene sfortunatamente?" Sirona, a queste parole aveva messo in giù il vaso fuori di che lei era mangiando, e sorgendo in alacrità appassionata, lei esclamò:
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