Capitolo 10
non solo per il mio corpo ma anche per la mia anima che certamente non era meno in bisogno di lui che i miei lembi feriti e poveri." "Chi era il giudice?" Stephanus chiesto. "Eusebius, il Presbyter di Kanopus. Dei Cristiano mi avevano trovato mezzo morto sulla strada, e mi aveva portato nella sua casa, per la vedova Theodora, sua sorella era la diaconessa della città. I due avevano allattato io come se io fossi il loro prediletto fratello. Non era fino a me crebbe più forte che loro mi mostrarono la croce e la corona di spine di Lui chi per mio causa aveva preso anche così lontano su Lui la sofferenza più crudele che il mio, e loro mi insegnarono ad amare le Sue ferite, e nascere mio proprio con sottomissione. Nel legno asciutto della disperazione presto sbocciò battute di caccia verdi della speranza, ed invece dell'annientamento alla fine di questa vita loro mi mostrarono Cielo e tutti suo gioie. "Io divenni un uomo nuovo, e di fronte a me là disposizione nel futuro un eterno e esistenza benedetta; dopo questa vita io ora imparai a guardare in avanti a eternità. I cancelli di Cielo erano spalancati di fronte a me, ed io ero battezzato a Kanopus. "Ad Alessandria loro avevano pianto per me come morto, ed il mio suora Arsinoe, come erede alla mia proprietà, già era passato alla mia paese-casa con lei marito, il prefetto. Io la lasciai volentieri là, ed ora visse di nuovo in la città per sostenere il fratelli, come avevano cominciato le persecuzioni di nuovo. "Questo era facile per me, come attraverso mio cognato io potrei visitare tutti il prigioni; finalmente io fui obbligato per confessare la fede, ed io soffrii di molto sull'intelaiatura e nel porphyry scava; ma ogni dolore era caro a me, per lui portarmi più vicino alla meta delle mie brame sembrò, e se io scoperta dovrebbe lagnarsi di su qui sulla Montagna Santa, è solamente che il Dio mi ritiene indegno soffrire di cose più dure, quando suo adorato e solamente Figlio prese tormenti così amari su lui per me e per ogni
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