Capitolo 31
questa richiesta, e disegnò un ritratto brillante dell'amministrativo il talento, la cultura, e la capacità dell'Imperatore. "C'è solamente uno cosa", lui pianse impazientemente, "che io non posso approvare di; lui è troppo poco a Roma che ora è il centro e centre del mondo. Lui deve avere bisogno veda ogni cosa per lui, e lui sta vagando sempre inquietamente attraverso le province. Io non dovrei desiderare cambiare con lui!" "Lei ha espresso le stesse idee in verso", Favorinus detto. "Oh! una burla a cena-durata. Così lungo come io sono ad Alessandria ed aspettando su Cesare io posso farmi molto comodo ogni giorno al 'olimpico tavola' di questo cuoco ammirabile." "Ma come corre il Suo poema?" Pancrates chiesto. "Io l'ho dimenticato, e non meritò nessun migliore fato", Florus risposto. "Ma io", rise il Gaul, "io ricordo l'inizio. Le prime linee, Io penso, corse così: "'Lasci che altri invidino il destino di Cesare; Vagare attraverso le valli di Britannia E sia nevicato su in vales di Scythian Il gusto di Cesare è--io piuttosto non?'" Come lui sentì questo mette in parole Hadrian colpì il suo pugno nell'il palmo di suo andato via dia, e mentre i convitati stavano rischiando supposizioni come a perché lui era così lungo nel venire ad Alessandria, lui prese la tavoletta piegamenta nella quale lui era l'abitudine di portare nella sua soldi-borsa, e con fretta scrisse il seguente linee sulla faccia di cera di lui: 'Lasci che altri invidino il destino di Florus; Vagare attraverso i negozi per bibita, O, in lavandino che sogna sciocco In una cucinare-negozio, dove mosche appiccicose Ronzio l'arrotonda fino a lui chiude i suoi occhi Il gusto di Florus è--io piuttosto non?' [Da versi di Hadrian e Florus, conservato in Spartianus.] Appena l'aveva finito le linee, mentre mormorandoli a lui con molto sapore
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