Capitolo 30
natives della metropoli africana erano lontano più a gusto suo che il Ateniesi; questi dwelt solamente in, e per, il passato; l'Alexandrians si allietato di presente. Qui un spirito indipendente ancora sopravvisse, mentre sulle spiagge dell'Ilissus erano nessuno ma anime servili che fece una merce di imparare, come l'Alexandrians faceva dei prodotti di Africa ed i tesori dell'India. Una volta quando lui era precipitato in il disonore con Hadrian, gli ateniesi avevano gettato in giù la sua statua, ed il favore o sfavore del potente pesò con lui più che intellettuale la grandezza, lavori preziosi, ed il vero merito. Florus si confece con Favorinus sull'intero, e dichiarò quella Roma deve essere liberato dall'influenza intellettuale di Atene; ma Favorinus non faceva ammetta questo; lui opinò che era molto difficile per alcuno uno che era andato via gioventù dietro a lui, imparare qualsiasi cosa nuovo, assegnando così, con luce ironia, al lavoro famoso nel quale Florus aveva tentato di dividere il storia di Roma in quattro periodi, corrispondendo alle secoli di uomo, ma era andato via fuori la maturità, ed aveva trattato solamente dell'infanzia, gioventù e virilità. Favorinus lo sgridò col sopravvalutando la versatilità di il genio romano, come il suo amico Fronto, e sottovalutando l'Ellenico intelletto. Florus rispose all'oratore di Gaulish in una voce profonda, e con tale grande flusso di parole, che l'Imperatore che ascolta avrebbe goduto esprimere la sua approvazione, e non poteva aiutare in considerazione della domanda come a come molti foggiano a coppa di vino che è probabile che il suo individuo-contadino di solito placido avrebbe preso da quando colazione per essere eccitato così. Quando Flore tentò di provare quello sotto La regola di Hadrian che Roma era sorta al palcoscenico più alto della sua virilità, il suo amico, Demetrius, di Alessandria l'interruppe, e l'implorò dire lui qualche cosa sulla persona dell'Imperatore. Florus accedè volentieri
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