Capitolo 26
per che fuga non è più possibile, e Tu appassisca li liberi da Thy onnipotenza e la grande saggezza; per Tu hast promisero loro ad un paese nuovo, e se loro sono distrutti, come possono arrivarlo?" Con queste parole lui finì la sua preghiera che, sebbene di ragazzo e incoerente, sgorgò dalle profondità intime del suo cuore. Poi lui saltò con salti lunghi dalla torre rovinata al piano sterile ai suoi piedi, e corse come fleetly come verso sud se lui stesse scappando dalla prigionia un seconda volta. Lui sentì come il vento che riveste di vimini dal nordeste l'esortò diretto, e si disse che avrebbe accelerato anche il marzo di I soldati di Pharaoh. Forse i leader della sua gente non seppero ancora come enorme era il potere militare che li ha minacciati, e svalutò il pericolo nel quale la loro posizione li mise. Ma lui lo vide, e poteva li dia ogni informazioni. L'alacrità era necessaria, e lui sentì come se lui aveva guadagnato ali in questa corsa col temporale. Il villaggio di Pihahiroth fu guadagnato presto, e mentre gettando da lui senza fare una pausa, lui notò, che le sue capanne e tende furono abbandonate da uomini e bestiame bovino. Forse i suoi abitanti erano fuggiti con la loro proprietà ad un luogo della sicurezza di fronte alle truppe egiziane che avanzano o gli osti del suo proprie persone. Il più lontano lui andò, i più nuvolosi divennero lo sky,--quale qui così raramente non riuscì a mostrare una volta esposto al sole di blu a noonday,--il più ululato ferocemente la tempesta. Le sue serrature spesse starnazzarono selvaggiamente circa il suo testa che brucia, lui anelò per alito, ancora volò su, su, mentre i suoi sandali sembrato a lui per toccare appena la terra. Il più vicino lui venne al mare, i louder crebbero l'urlanti e fischiando del temporale, il più furioso il ruggito delle onde che gettano contro il pietre di Baal-zephon. Ora--un'ora corta dopo che lui aveva lasciato la torre--lui arrivato alle prime tende del campo, e l'uggiolare familiare: "Sporco!" come bene come le lutto-accappatoio di quelli le cui facce scagliose, sfigurate guardarono
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