Capitolo 47
e Bartja sembrò destinato solamente per bere fuori della tazza della felicità e gioia. Zopyrus non poteva sopportare vedere il suo amico in ferite lacere. Lui sgridò il vecchio equipaggi adiratamente con l'essendo ingiusto e severo. Le occhiate di Gyges erano piene di implorazione, ed Araspes si collocò tra il vecchio uomo ed il gioventù, come se difendere via il biasimo del sambuco dal tagliare più profondo in il triste e si addolorò cuore del più giovane uomo. Comunque, Darius dopo li avendo guardati per del tempo, venne su con deliberazione quieta a Croesus, e detto: "Lei continua ad angosciare ed offendere l'un l'altro, e ancora l'accusato non sembra sapere con che offesa lui è addebitato, né vuole il hearken dell'accusatore alla sua difesa. Ci dica, Croesus dal amicizia che si è sostenuta tra noi su a questa creta, quello che ha L'incitato a giudicare così duramente Bartja, quando solamente un tempo corto fa Lei creduto nella sua innocenza?" I vecchi uomini subito dissero quello che Darius desiderò sapere--che lui aveva visto un lettera, scritto nella propria mano di Nitetis nella quale lei fece un diretto confessione del suo amore a Bartja e chiese a lui di soddisfarla da solo. Il testimonianza di suoi propri occhi e dei primi uomini nel reame, no, anche il pugnale trovato sotto le finestre di Nitetis, non era stato capace convincere lui che suo favorito era colpevole; ma questa lettera era andata come un bruciando baleni nel suo cuore e distrusse l'ultimo resto della sua credenza nel la virtù e purezza di donna. "Io lasciai il re", lui concluse, "perfettamente convinse che un peccaminoso l'intimità deve sostenersi tra il Suo amico e la Principessa egiziana, di chi cuore io avevo creduto essere un specchio per la bontà e la bellezza da solo. Lei trova colpa con me per biasimarlo chi così vergognosamente macchiato questo in modo chiaro rispecchi, e con lui suo proprio non anima meno immacolata?" "Ma come posso provare la mia innocenza?" Bartja pianto, torsione le sue mani.
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