Capitolo 23
il Mandarancio delicato, l'aveva spedito. Sua padrona era da nessuno mezzi accomodati con la disubbidienza di Giorgio; ma, come lui era altrimenti un buon ragazzo, e lei fu impegnato aiutare il Greylocks, lei l'aiuterebbe fuori del suo la difficoltà questa durata. Il ragazzo pianse: "Mi prenda casa mi prenda casa, mi porti a mia madre!" "Quella sarebbe davvero la più semplice cosa da fare", rispose il pesce, "e giace nel nostro potere per adempiere il Suo augurio; ma, se mia padrona La libera dal potere del cattivo Misdral, lei deve prometterlo in cambio che un altro malato succederà la Sua casa. Il Suo esercito è nel campo, e se Lei ritorna alla Sua famiglia, poi voglia l'aiuto gigante i Suoi nemici; loro La sconfiggerà, catturerà il Suo capitale, e possibilmente qualche cosa cattivo succederebbe Sua madre." Giorgio saltò su e sventolò la sua mano in negazione. Poi la sua testa riccia precipiti, e lui disse malinconicamente, ma decisivamente: "Io starò qui e morrò di fame." Il pesce nella sua delizia schiaffeggiò l'acqua con la sua coda finché schizzò alto, e continuò, anche se il suo primo discorso già l'avesse fatto rauco: "No, no; non ha bisogno di essere così cattivo come quello. Se Lei è disposto ad andare in il mondo come un ragazzo povero, e mai dire uno alcuno che Lei è un principe, né quello che è il Suo nome, né donde Lei venga, poi nessun nemico sarà capace a faccia il Suo esercito o la duchessa di signora alcun danno." "E vedrò mai di nuovo mia madre e mio Wendelin?" Giorgio chiese, e le ferite lacere versarono in giù sulle sue guance piaccia sull'acqua il stalattiti. "Oh sì!" il pesce rispose, "se Lei è coraggioso, e fa qualche cosa buono e grande, poi Lei può ritornare alla Sua casa." "Qualcosa di buono e grande", Giorgio ripetè, "quello sarà molto difficile; e, se io dovessi riuscire nel fare qualche cosa che io ho pensato buono e grande, come potessi sapere se la fata lo considerò così?"
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